C’è un piccolo pezzo di Nordest nell’intricata vicenda di Nijeem Osama Almasri, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità, la cui liberazione ha scatenato un caso politico e giudiziario, fino all’iscrizione nel registro degli indagati dei vertici del governo Meloni. Non si tratta soltanto del trevigiano Carlo Nordio, ministro finito sotto inchiesta insieme al parigrado Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano, ma anche del magistrato Cristina Lucchini, nata a Padova e cresciuta ad Aviano, assunta lo scorso 8 marzo a sommarie informazioni in quanto direttore reggente dell’ufficio Cooperazione giudiziaria internazionale al dicastero della Giustizia. Il Corriere della Sera ieri ha svelato che «già due giorni dopo» l’arresto del generale libico, la funzionaria si rese conto che sulla faccenda erano in corso «valutazioni non solo giuridiche», relative cioè a motivazioni politiche. Il Gazzettino ha potuto verificare che per il Tribunale le sue dichiarazioni, insieme a quelle di altri due colleghi sentiti a loro volta come testimoni, «sono da ritenere senz’altro attendibili, perché precise, lineari, esenti da contraddizioni, costituenti l’una il riscontro delle altre, salvo differenze marginali e su elementi di contorno, e sono, altresì, oggettivamente riscontrate dalla documentazione acquisita».