Milano, Anni 60, Naviglio Pavese, un appartamento in affitto al primo piano di un palazzo ancora in costruzione. «Quando arrivammo, non avevamo paura, mai temuto che non ce l’avremmo fatta», ribadisce mio padre, sulla soglia dei 90, stupito dalla nera grandinata di aggettivi precipitata sulla “sua” città. Antipatica, anaffettiva, caotica, la prima della classe che non passa i compiti. «La più odiata dagli italiani», ha concluso Michele Masneri sul Foglio, ribaltando lo slogan di un’amatissima cucina. Se Milano fosse una cucina, invece, sarebbe probabilmente una di quelle germaniche, acciaio lucido e legno opaco, così costosa che ti sembra di pagare anche per gli spazi vuoti sotto il piano cottura.