Nulla si afferra, scrivere è tessere il vuoto. Si traccia l’assenza con poche, precise linee curve: un traforo di senso. Il monaco calligrafo, nel caldo umido e denso del giardino di Daitoku-ji Ōbai-in, uno dei più belli di tutto il Giappone, intinge l’inchiostro con imperturbabile lentezza. Con la stessa lentezza qualcuno, prima di lui, deve aver rastrellato la sabbia bianca in una miniatura di onde e vortici zen, aggiungendovi il contrappunto asimmetrico di qualche pietra nera.
Osservo ogni passaggio. Il gesto viene prima dell’ideogramma, conta l’intenzione più del finale: per questo il segreto – dicono i maestri – sta nell’incavo del braccio che trasmette il soffio di un movimento al polso fino alla punta celata, perpendicolare al foglio. Così viene vergato per ciascun visitatore il suo augurio karmico. Il mio recita: «Tutto scorre ed evapora. Vivere è tenersi per mano. Tenere insieme».
Decido che sarà questa la chiave del viaggio a Kyoto, la città dei mille templi, la semplicità nella complessità, una nuova esplorazione dell’Oriente nel segno di Coco Chanel e di Patrice Leguéreau. È qui che la maison ha scelto di celebrare la collezione di alta gioielleria che più di ogni altra contiene l’essenza dell’heritage come trasmissione, il rispetto e la circolarità di un sapere che non si esaurisce in una vita e neppure in un tempo umano. C’è tanto del buddismo zen in questa idea di impermanenza e durata, dove chi viene a mancare è chi resta. Non a caso, nelle stanze del Mitsui Hotel, il presidente della divisione orologi e gioielli Frédéric Grangié ha lasciato ad accoglierci un cartoncino dipinto con un iris blu su fondo oro, accompagnato dal proverbio “shi wa hajimari”, la morte è l’inizio. La creatività continua a brillare in ogni pezzo, ogni scintilla e ogni mano che tocca e ha toccato: l’eredità è il legame che tiene insieme passato e futuro, nel presente. Non si spiegherebbe altrimenti il successo di una storia che comincia solo nell’immaginazione della piccola Gabrielle, dentro un orfanotrofio dell’abbazia di Aubazine, e diventa leggenda.








