È la pala del riscatto, uno sforzo catartico per conquistare la salvezza eterna, al termine di una vita a dir poco complessa. Giovanni Angelo Stella, di umili origini, si era conquistato il titolo di Capitano delle barche del Consiglio dei Dieci, ruolo chiave negli apparati di sicurezza della Serenissima. Violenza, incarcerazioni, omicidi: tutto conobbe in vita. Ma al volgere del tramonto, la prospettiva era cambiata. E conquistare un posto in paradiso era diventata la sua ossessione. Serviva però puntare in alto, molto in alto. E chi meglio di Tiziano, con la sua arte sublime, avrebbe potuto attivare la catarsi? Nasce così la pala "Tobiolo e l'Angelo Raffaele", recentemente restaurata, oggi conservata nella chiesa della Madonna dell'Orto a Venezia.

Il soggetto è biblico: il volto di Tobiolo è proteso all'insù, verso l'arcangelo Raffaele che regge in mano una boccetta di unguento. Tobiolo è stato mandato dal padre Tobi, ormai cieco, a recuperare un credito in una città lontana. Un viaggio lungo e pericoloso. Per questo Dio invia l'arcangelo: sarà lui ad accompagnare, e a proteggere, Tobiolo. Poco più in fondo, un uomo implorante, inginocchiato in preghiera e baciato da un fascio di luce. Proprio in questa figura, solo apparentemente secondaria, si cela il mistero, e l'irresistibile fascino, di "Tobiolo e l'Angelo Raffaele".