Determinazione, studio, metodo, ferrea volontà, applicazione rigorosa della legge. Ma anche momenti di incertezza, disorientamento, timore di non farcela. C’è tutto questo nel racconto che Raffaello Magi fa di se stesso nel periodo in cui è stato giudice a latere della Corte d’Assise chiamata a giudicare la cosca dei Casalesi, in un tempo non molto lontano sinonimo di morte, terrore e distruzione.

“Dentro la giustizia” si legge tutto d’un fiato e la sua riedizione (con prefazione di Isaia Sales) cade nel ventesimo anniversario della sentenza del maxi processo Spartacus, un momento chiave nella storia dell’azione di contrasto alla camorra più temibile e sanguinaria. “La prima cosa che feci fu quella di creare una cornice di tipo cronologico in cui inserire tutti i fatti storici legati alla realtà criminale del territorio di cui avevo contezza”, svela Magi. Aggiungendo di aver riempito 15 quaderni con i suoi appunti presi in udienza.

C’era la necessità di mettere ordine a una sequela di delitti solo apparentemente slegati ma in realtà collegati l’uno all’altro in una feroce trama che aveva attraversato l’agro aversano diventato il teatro di una autentica guerra fra bande senza scrupoli. Il primo luglio 1998 si va in aula e per capire il clima dell’epoca c’erano i tiratori scelti sul tetto dell’edificio.