Il D-Day dei dazi è arrivato. Dalla mezzanotte entrano in vigore le nuove tariffe americane, che colpiranno con aliquote differenziate — tra il 10% e il 50% — i beni importati da 92 Paesi, inclusa l’Unione europea, a cui tocca un prelievo del 15% su gran parte dei suoi prodotti. Tutto è iniziato il 2 aprile, data ribattezzata «Liberation Day», la liberazione dell’economia americana da quello che Donald Trump considera un sistema di commercio globale «ingiusto». Quel giorno, il presidente ha svelato — con una lavagna nera in stile show televisivo, su cui erano segnati dazi Paese per Paese — la sua nuova visione del mondo. Da allora, la lavagna ha cambiato volto più volte: in quattro mesi di minacce, sospensioni, rinvii e clamorosi dietrofront, la politica tariffaria americana si è trasformata in uno strumento di pressione flessibile, nelle mani di una Casa Bianca decisa a rimettere in discussione le regole del commercio globale.