VETERNIGO (SANTA MARIA DI SALA) - Via Desman è uno dei rami stradali più problematici del graticolato romano. Una delle principali parallele a via Cavin di Sala, alternativa viaria di collegamento sull'asse Venezia-Padova, più volte al centro delle polemiche per i tanti incidenti gravi legati, quasi sempre, all'alta velocità.
L'altra faccia di via Desman è quella di una strada residenziale signorile, costellata da abitazione che definire "case" è decisamente riduttivo. La maggior parte di queste sono vere e proprie ville con tanto di parco interno e piscine a sfioro: una sorta di via Terraglio a ovest di Venezia. Il civico 62, teatro della tragedia di ieri mattina, in cui hanno perso la vita due operai egiziani di 39 e 21 anni, non fa eccezione, quantomeno nei sogni di chi l'aveva acquistata pochi mesi fa. Un ampio giardino, grande quanto un parco, e una casa (da ristrutturare, ma con un potenziale indiscutibile) all'ombra di enormi alberi che in passato era stata utilizzata come centro di accoglienza per migranti. Un sogno, per l'appunto, perché i lavori erano solo all'inizio: la precedente proprietà aveva, infatti, aveva appena provveduto a liberare l'abitazione dei vecchi mobili. Sempre i vecchi proprietari, a quanto pare, avrebbero avuto il compito di liberare la fossa biologica in cui sono morti Sayed Abdelwahab Hamad Mahmoud, 39 anni, e Ziad Saad Abdou Mustafa, 21 anni, entrambi egiziani. Il condizionale è d'obbligo perché proprio su queste dinamiche stanno indagando adesso gli inquirenti.






