GEMONA DEL FRIULI (UDINE) - Nella casa degli orrori, la mattanza è durata quasi 8 ore: quasi sei per riuscire ad ucciderlo, un altro paio per sezionare il cadavere con un seghetto, avendo cura di attendere che il corpo si raffreddasse ed evitare di imbrattare il salotto di sangue.

La morte di Alessandro Venier è stata descritta nei minimi particolari dalla mamma Lorena, che in tre ore di confessione ha raccontato il massacro ma anche i fatti che hanno portato alla decisione «di farlo fuori».

«Mailyn mi chiedeva di uccidere mio figlio da mesi, fin dal giorno della nascita della loro bambina, a gennaio - ha riferito Lorena agli investigatori - Lei veniva picchiata con violenza inaudita, insultata e più volte minacciata di morte: Alessandro minimizzava la sua depressione post partum. Quando ho deciso di denunciarlo, mi ha tirato un pugno sulla schiena. Diceva che lei faceva finta e che io ci cascavo: pensava che fosse tutta una messinscena per non occuparsi della bambina».

Le due donne erano assolutamente persuase che prima o poi sarebbero state vittime di femminicidio: «Ti porto in Colombia e ti annego nel fiume, tanto laggiù non ti cerca nessuno», la minaccia più pesante che - secondo il racconto della madre - Alessandro ha rivolto alla compagna Mailyn in uno dei frequentissimi litigi domestici, anche molto recenti.