Un omicidio efferato e cruento, quello di Alessandro Venier, fatto fuori e sezionato in tre pezzi dalla madre e dalla compagna. Che poi lo hanno sepolto nella calce, in un grande bidone all’interno del garage, per evitare che l’odore della morte insospettisse i vicini. Dopo cinque giorni, per fortuna, le due donne hanno confessato al 112 e hanno atteso l’arrivo dei Carabinieri che le hanno tradotte in carcere. Perché un gesto così estremo e crudele, perché nei confronti di un familiare, di un compagno, peggio ancora di un figlio?

"Sono stata io e so che ciò ho fatto è mostruoso": è quanto ha ammesso, di fronte al magistrato che la stava interrogando, Lorena Venier, la donna di 61 anni, di Gemona (Udine), che ha confermato di aver ucciso e fatto a pezzi il figlio. "La mia assistita ha reso piena confessione di fronte al sostituto procuratore che l'ha interrogata - ha confermato, all'ANSA, l'avvocato Giovanni De Nardo, che patrocina la sua difesa - Come si può immaginare, era visibilmente scossa per la crudeltà della sua azione e per la contrarietà a qualsiasi regola naturale del suo gesto". La donna ha agito assieme alla convivente del figlio.

UDINE, FATTO A PEZZI E GETTATO SOTTO LA CALCE. LE KILLER? SUA MADRE E LA SUA DONNA