Stop agli effetti della sospensione “Covid” di 85 giorni dei termini di prescrizione e decadenza oltre il 2020, sono invalidi tutti gli accertamenti fiscali e tributari notificati oltre il termine del 31 dicembre del quinto anno successivo al periodo d’imposta considerato.

Una sentenza destinata ad avere ampie ripercussioni, quella pronunciata dalla Corte di giustizia tributaria di primo grado di Torino, che ha annullato un avviso di accertamento IMU per il recupero dell'imposta dovuta per l'anno 2018, che era stato notificato il 15/03/2024.

Un comportamento adottato da diversi enti, che avevano esteso gli effetti della sospensione di 85 giorni degli accertamenti fiscali disposta dall’articolo 67 del Dl 17 marzo 2020, n. 18 (noto come “Decreto Cura Italia”) non solo agli atti in scadenza in quell’anno, ma anche alle attività in corso. Così, se in un primo momento la norma aveva consentito di notificare entro marzo 2021 gli accertamenti con scadenza a dicembre 2020 questa facoltà era stata ritenuta applicabile anche per gli accertamenti che vedevano la scadenza negli anni successivi, purchè riferiti a tributi da versare entro il 2020. Ad esempio, per un’imposta da versare entro il 2019 il termine non era stato considerato a dicembre 2024 ma a marzo 2025, e sarebbe accaduto anche per lo stesso 2020, con la decadenza spostata da dicembre 2025 a marzo 2026.