Il caso Almasri sarà il tormentone d’agosto e andrà avanti per mesi, il suo sviluppo è di notevole interesse, prima di tutto perché, ancora una volta, la magistratura diventa lo strumento per tentare la spallata al governo e la sinistra in assenza di argomenti politici, cavalca l’inchiesta giocando al tanto peggio tanto meglio, secondo la tradizione italiana dello «sfascio». Sei sono gli elementi che ne definiscono la traiettoria. 1. Coinvolge i vertici dello Stato: gli atti trasmessi ieri dal Tribunale dei ministri alla Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio confermano la richiesta di autorizzazione a procedere per il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano. In questo scenario, la surreale decisione di archiviare la posizione di Giorgia Meloni è un elemento ancora più grave, in quanto si suppone che la premier non fosse informata e non abbia preso alcuna decisione in una vicenda che coinvolge la sicurezza nazionale. Si tratta di un’ipotesi completamente fuori dalla realtà quotidiana di Palazzo Chigidi cui ho conoscenza diretta - dove vige un sistema di “monarchia costituzionale” dove Meloni ha sempre l’ultima parola su tutti gli atti dell’esecutivo. Per numero e importanza delle funzioni degli indagati, siamo di fronte a un fatto senza precedenti nella storia della Repubblica;