L'intesa energetica con Mosca rischia di trasformarsi in un boomerang per Delhi. La nuova stagione del protezionismo targata Donald Trump è appena agli albori, ma minaccia già di punire il governo di Narendra Modi con dazi ben superiori all'attuale soglia del 25%, a partire dal 7 agosto.
L'accusa del tycoon - affidata a Truth - è esplicita: l'India non si cura delle "vittime ucraine della macchina da guerra russa", continuando ad acquistare grandi quantità di petrolio dal Cremlino e a rivenderlo con profitto sui mercati internazionali.
Ma il subcontinente non è solo. Sulla graticola delle tariffe c'è anche la ben più piccola - ma strategica - Svizzera delle big pharma, travolta nel giorno della festa nazionale dall'annuncio shock della maxi-aliquota al 39%.
Precipitata nel caos, Berna ha tentato di ricompattarsi definendo in tutta fretta una controproposta da recapitare alla Casa Bianca prima dell'imminente scadenza. "L'offerta sarà più allettante", ha assicurato il governo nell'auspicio di disinnescare una crisi che, nelle stime degli economisti, rischia di aprire le porte alla recessione.
Prima dell'ultimo affondo del presidente americano, a colpire l'India era stato il suo vice capo di gabinetto, Stephen Miller, puntando il dito contro Delhi rea nella visione di Washington di "imporre dazi esorbitanti sui prodotti americani", "truccare il sistema migratorio" e, soprattutto, continuare a fare affari con Mosca commerciando il greggio "esattamente come fa Pechino".













