Dura quando la scienza colpisce ciò che gli umani giudicano irresistibile. Stavolta sul banco dell’accusa ci sono niente meno che le patatine fritte, democratiche per eccellenza perché piacciono davvero a tutti quanti. I più viziosi aggiungono ketchup o maionese, che però hanno il solo scopo di aggravare un capo d’accusa già pesante di per sé. Tre porzioni a settimana, infatti, aumenterebbero del 20% il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. E già pare di sentirli i difensori delle chips: volete che chi mangia tre volte a settimane le patatine fritte non abbia un’alimentazione complessivamente scorretta, grassa, ricca di zuccheri, alcol e sale e quindi non sono le patatine ma il complesso della dieta ad aumentare il rischio? E magari avranno anche ragione.
Frutta, verdura e cibi integrali: ecco l’alimentazione che protegge cuore e coronarie
27 Giugno 2025
Fatto sta che lo studio appena pubblicato sull’autorevole British Medical Journal e condotto negli Usa tra il 1984 e il 2021 su 205mila persone senza diabete, malattie cardiovascolari o cancro, ha analizzato i questionari sull’alimentazione compilati dai partecipanti ogni 4 anni e dopo quasi 40 anni di follow up le persone con diabete 2 erano 22.299. Dopo aver analizzato ovviamente stile di vita e abitudine alimentari complessivi i ricercatori hanno sottolineato come per ogni tre porzioni settimanali di patate lesse, al forno o in purè l’incidenza di diabete di tipo 2 aumentava di solo il 5%, associazione ritenuta non particolarmente significativa, mentre se si passava a tre porzioni di quelle fritte l’incidenza saliva al 20%.









