La politica commerciale è diventata una storia appassionante. I destini di interi comparti erano appesi a un cenno di Donald Trump. Abbiamo provato a segnare i punti, in quello che è parso uno scontro fra l’«America» e il resto del mondo.

Gli Stati possono fare molto, soprattutto per ridurre il tasso di crescita delle rispettive economie. Ma i Paesi non sono «unità» economiche e ragionare come se lo fossero non aiuta a tenere il sangue freddo.

Pensiamo ai dazi. Il loro aumento ha fatto scattare la richiesta di «ristori» (meglio sarebbe tornare a chiamarli «sussidi»), sulla base di stime tremende sugli effetti sull’«economia italiana». Le imposte sulle importazioni ridurrebbero i volumi di vendita negli Stati, con conseguenze sull’occupazione in Italia. Oppure le aziende, per conservare la propria quota di mercato, potrebbero provare a bilanciare l’aggravio erodendo i profitti, ritrovandosi con meno risorse per gli investimenti. Dunque, apriamo il portafogli prima che sia troppo tardi.