Quando le cose andavano bene, parlare di commercio internazionale era sexy come andare dal dentista. Citare la Wto — l’Organizzazione Mondiale del Commercio — faceva sbadigliare. Improvvisamente, i dazi imposti e da imporre di Donald Trump hanno fatto diventare gli scambi di merci quasi la sola conversazione in città. Non è unicamente il presidente americano ad amare le tariffe sulle merci d’importazione. La crescita dei dazi e delle misure che costituiscono barriere all’ingresso di beni esteri sono in aumento da tempo. Certo, la spinta protezionista della Casa Bianca ha fatto uscire il genio dalla lampada. La Wto, che tra le altre cose monitora l’andamento del commercio e gli ostacoli a esso, nel suo recente Trade Monitoring Report calcola che nei primi sei mesi dell’anno le merci colpite da restrizioni all’import imposte da qualche Paese siano passate dal 12,5 al 19,4% del totale degli scambi. L’Organizzazione dice che il complesso di dazi e barriere è salito regolarmente dal 2019, quando ha iniziato a misurarlo. Alla fine di maggio 2025, il valore dei beni scambiati sottoposti a misure restrittive era stimato in 4.604,1 miliardi di dollari: appunto il 19,4% delle importazioni mondiali. La direttrice generale della Wto, Ngozi Okonjo-Iweala, sostiene che questa situazione «riflette le rotture che abbiamo visto nell’ambiente commerciale globale che si sono accumulate sin dal 2019».