WILLIAM LANGEWIESCHE, 'IL BAZAR ATOMICO' (ADELPHI, PP.
182, EURO 12,00.
Traduzione di Matteo Codignola)
"Sfortuna. Le città sono obiettivi molto esposti. Vale per New York, tutta acciaio e cemento di alta qualità, ma soprattutto per i conglomerati più fragili e infiammabili come l'Hiroshima del '45, o le immense città dell'Asia meridionale di oggi. Inoltre nella dinamica delle deflagrazioni nucleari esistono differenze anche molto sensibili, che dipendono essenzialmente dalla potenza dell'esplosione e dall'altitudine cui ha luogo". È difficile definire un libro come 'Il bazar atomico' di William Langewiesche, giornalista, saggista, antropologo scomparso il 15 giugno e il perché si comprende da queste poche righe.
Si tratta di un'analisi del fenomeno nucleare - pubblicata nella prima volta nel 2007 - in cui dall'evento del bombardamento di Hiroshima, di cui ricorrono gli 80 anni il 6 agosto, si analizza il fenomeno del nucleare dal punto di vista politico, militare, antropologico, tecnico, in una sorta di analisi psicanalitica di come quel giorno abbia cambiato nel mondo. Nulla è stato più come prima, questo è chiaro, sia dal punto scientifico che militare, sia nei rapporti tra gli Stati.











