Una marmotta gigante rosa shocking o blu elettrico, in alta quota, visibile da lontano, nel silenzio, all’ingresso di un rifugio, davanti ad un ghiaccio. Il progetto si chiama “Soul of the mountain” ed è promosso dal Cai di Biella insieme al collettivo artistico Cracking Art e al Museo di Scienze Naturali della Val d’Aosta “Efisio Noussan”. Iniziativa che ha scatenato una polemica tra gli ambientalisti e il mondo dell’escursionismo. “Anche se è arte, si tratta sempre di plastica in montagna”, questa è più o meno la critica rivolta ai promotori dell’iniziativa accusati di snaturare l’ambiente naturale.
Non a tutti sono piaciute
L’obiettivo in realtà non è di voler installare opere d’arte in montagna. Come spiegano gli artisti di Cracking Art: “Si tratta di una sorta di ‘bestiario fantastico’ rappresentativo del nostro tempo, pensato per suscitare emozione e stimolare una riflessione sui temi ambientali contemporanei. Per questo abbiamo utilizzato forme e colori che creano empatia”. Le installazioni – ce ne sono 23 esemplari – prendono spunto dalla marmotta preistorica emersa dal ghiacciaio del Lyskamm sul Monte Rosa nel 2024 risalente a 6 mila anni fa considerata un simbolo del cambiamento climatico e della memoria del territorio. L’idea nasce da lì. Ora le marmottone colorate troneggiano davanti sui rifugi: al Coda e Rivetti nel Biellese, al Quintino Sella e al Vittorio Sella in Valle d’Aosta. Ma non a tutti sono piaciute.







