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Simona Cinà, dicono i fratelli, "non avrebbe mai preso qualcosa volontariamente". Martedì in programma l'autopsia

La procura di Termini Imerese sta indagando sulla morte di Simona Cinà, la pallavolista morta in circostanze ancora da chiarire nella piscina di una villa a Bagheria, in provincia di Palermo, durante una festa di laurea. La famiglia, supportata dagli avvocati, chiede la verità e alcune zone d'ombra potrebbero essere già mese in luce con l'autopsia, in programma domani. L'ipotesi che attualmente sembra più probabile è quella dell'incidente o del malore in piscina ma nulla viene al momento escluso dalle indagini, perché ci sono comunque elementi che non quadrano alla perfezione in quel contesto.

In piscina non c'era traccia di alcol, c'è almeno un video rimosso e uno strano silenzio degli amici. Elementi che da soli non provano nulla ma che sono ritenuti meritevoli di attenzione. Tra le ipotesi avanzate dalla famiglia c'è quella che la 21enne possa essere stata drogata a sua insaputa: in tal senso, gli esami tossicologici che verranno effettuati in sede autoptica potranno dare maggiori informazioni sia sulle eventuali sostanze che sulle modalità. "Qualcuno potrebbe averle messo qualcosa nel bicchiere", ha dichiarato il fratello. Esiste un video di Simona registrato poco prima che si consumasse la tragedia: sta bene, balla e sorride. Fa ciò che ci si aspetta da una ragazza della sua età durante una festa. Ma da quel momento in poi non ci sono altre immagini della pallavolista. È stata rinvenuta in piscina, in costume, con la faccia rivolta verso l'alto ma nessuno si sarebbe accorto di nulla. "Simona era una surfista e nuotava perfettamente, difficile pensare che sia affogata in una piscinetta", dicono i genitori, mettendo in luce un'anomalia.