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La famiglia ora chiede verità per la morte della pallavolista in una piscina durante una festa: "Mia sorella Simona non si drogava, beveva raramente e curava molto il suo corpo"

La morte di Simona Cinà in una piscina di Palermo è avvolta ancora dai troppi dubbi, quelli che la famiglia della pallavolista sta cercando di dipanare in queste ore. "C'è qualcosa di strano, non abbiamo neppure trovato i vestiti di mia sorella, non c'erano al nostro arrivo. C'erano solo le scarpe", ha dichiarato sua sorella Roberta. "Aveva un bracciale di mia mamma a cui teneva molto e lo abbiamo trovato dentro la borsa conservato, quindi vuol dire che lei era pienamente in se, perché ha pensato di conservare il bracciale. Mia sorella Simona non si drogava, beveva raramente e curava molto il suo corpo", ha aggiunto la ragazza, gemella della vittima.

Ma i suoi dubbi sono quelli di un'intera famiglia distrutta dal dolore per una morte che non ha ancora una spiegazione. "Voglio sapere cosa è successo a mia figlia, perché è morta...Era una brava ragazza, studiava, amava lo sport e la conoscevano tutti. Era solare, non litigava mai con nessuno e portava sempre a termine i suoi traguardi. Lo sport era la sua vita, curava il corpo, studiava al terzo anno di università. Noi vogliamo sapere cosa è successo a mia figlia, questo soltanto", sono le parole della mamma, che chiede venga fatta luce.