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La giovane pallavolista è stata trovata morta sul fondo di una piscina in una villa privata. Il legale della famiglia: "Troppe cose non tornano"

"Ci sono troppe cose che non tornano. Nessuno per molto tempo si è accorto che Simona era in acqua morta. Eppure la piscina è piccola e la villa era piena di giovani". Lo scrive in una nota l'avvocato Gabriele Giambrone, legale della famiglia di Simona Cinà, la giovane pallavolista trovata morta la notte scorsa nella piscina di una villa privata a Bagheria (Palermo) dove era in corso una festa di laurea. "La ragazza aveva la faccia in su. - si legge ancora nel comunicato - Se fosse caduta in acqua non l'avrebbero trovata in quella posizione. E anche ammettendo che si sia sentita male mentre era in piscina, come mai nessuno ha visto il cadavere?".

Ieri sera la 21enne si era recata alla festa in compagnia di due amici, come testimoniano i post e i video condivisi sui social. All'evento c'erano 80 invitati. Ad un certo punto, il party si è tramutato in tragedia. Alcuni partecipanti avrebbero notato il corpo senza vita della ragazza adagiato sul fondo della piscina e hanno lanciato l'allarme al 112. Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118, i quali non hanno potuto fare altro che accertare il decesso.