Se Gaza da qualche settimana era già il tema prevalente del dibattito pubblico, il dialogo tra la testimone della Shoah e lo scrittore pacifista, ha acceso ulteriormente gli animi. Basta affacciarsi sui social o ascoltare discussioni da bar: si discorre e si litiga prevalentemente su questo. Un confronto che infiamma la politica, che attraversa il Parlamento, che mobilita le piazze e le Università, e che immancabilmente viene raccontato sulle pagine dei giornali. E che finisce per animare i diverbi. È tutta colpa del «ferocissimo» Benjamin Netanyahu? È ammissibile la sopravvivenza di Hamas nella Striscia? È stata dimenticata troppo in fretta la mattanza del 7 ottobre? Si può riconoscere uno Stato che non c’è, la Palestina? Sta tornando l’antisemitismo?