È tempo di far tornare il dibattito su dazi e accordi con i piedi per terra. L’ansia informativa che sembra aver contagiato governi e amministrazioni rischia di farci perdere di vista alcuni punti fermi. Se qualcuno, segnatamente l’America di Trump, ha deciso che i dazi sono la soluzione ai suoi problemi e che per stabilirli bastino conferenze stampa confuse e a favore di telecamere, non per questo dobbiamo pensare che alle parole seguano fatti chiari e concreti. Il contrario. La strada intrapresa è di quelle che a incertezze aggiungono incertezze. Non va dimenticato che l’Uruguay round, convocato per il motivo opposto: tentare di abbattere le barriere tariffarie, iniziò nel 1986 e si concluse nel 1993 portando alla costituzione dell’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO) nel 1995. Quasi dieci anni e con negoziatori di altro livello ma soprattutto senza che esigenze narrative, spettacolari, social e via dicendo, influissero sulle contrattazioni stesse.