SANTA MARIA DI SALA - Il suo nome, per tanti appassionati di calcio dilettantistico, non ha bisogno di presentazioni: attaccante prolifico, goleador autentico, capace di segnare in tutte le categorie, dalla Terza fino alla Serie D, senza mai perdere il gusto della sfida né l’umiltà. «Ho sempre segnato tanto», raccontava nel 2012 con la semplicità di chi non si è mai montato la testa. E in effetti i numeri parlano per lui: due Coppe Bomber vinte, la prima a 32 anni con il Dolo in Eccellenza, la seconda a 40 con l’Istrana, sempre con 19 gol all’attivo. Ma i ricordi più intensi li conservava da una stagione in Serie D con la Luparense: il gol al “Tenni” contro il Treviso e la doppietta al “Nereo Rocco” nella vittoria per 3-2 contro la Triestina.

Momenti che per molti sarebbero stati il punto più alto di una carriera, ma che per lui erano semplicemente parte del viaggio. Aveva sognato di arrivare a giocare fino a cinquant’anni. E in fondo, ci era quasi riuscito. Quando si è reso conto che il fisico non gli permetteva più di reggere i ritmi di una stagione intera, ha deciso di concedersi un’ultima gioia: giocare al Ballò l’ultima mezza stagione della sua carriera in squadra con suo figlio Mattia. «Per poco non segnavamo entrambi nell’ultima di campionato», ricordava con un sorriso. «È stato uno dei nostri giocatori più importanti, anche dal punto di vista umano – ha dichiarato il dirigente del Calvi Noale Aldo Venturini – Come giocatore era bravissimo e dal punto di vista calcistico era un giocatore esemplare: molto professionale, viveva lo sport con lo spirito giusto, da vero sportivo».