Due sottomarini americani a propulsione nucleare sono stati mandati dal presidente Donald Trump verso la Russia, in bracci di mare imprecisati, forse alle porte dell'Artico, oppure, sul versante opposto, nel Pacifico settentrionale. Trump è stato vago, non divulgando il tipo di unità, né, per ovvi motivi di sicurezza, dettagli sulla loro rotta. Ieri ha solo confermato, intervistato da Newsmax, che «i sottomarini ora sono molto più vicini alla Russia».
Sul social Truth aveva già annunciato che i sottomarini sarebbero stati «mandati nelle regioni appropriate» come reazione alle minacce dell'ex-presidente russo, ora vicepresidente del consiglio di sicurezza nazionale di Mosca, Dimitri Medvedev, che dopo l’ultimatum della Casa Bianca al Cremlino per un cessate il fuoco in Ucraina entro l’8 agosto, pena sanzioni americane, evocava un possibile scontro militare, anche nucleare. Da qui la decisione di Trump di far avvicinare alla Russia due delle maggiori unità subacquee della US Navy, come deterrenza volta a «difendere la nostra gente». In altre parole, ammonire i russi ricordando loro che in caso ipotetico di “primo colpo nucleare” contro gli Stati Uniti, dal mare emergerebbero a sorpresa missili lanciati in immersione da tali unità, difficilissime da scoprire e annientare in anticipo, assicurando il “secondo colpo” di ritorsione.












