I due sottomarini nucleari mobilitati da Trump in risposta alle minacce dell’ex presidente russo Medvedev si sono mossi, certo. A domanda, il presidente americano risponde: «Sono più vicini alla Russia». Poi spiega. «Abbiamo dovuto farlo. Medvedev oggi è a capo di uno dei Consigli più importanti della Russia e ha detto cose molto brutte, parlando di nucleare. E quando si nomina la parola “nucleare”, sapete, mi brillano gli occhi e io dico: “Meglio stare attenti”. Perché è la minaccia definitiva». Trump è intervistato da Rob Finnerty conduttore di “Finnerty”, e rilanciato dalla rivista conservatrice Newsmax. «Putin ovviamente è un osso duro, ma sono sorpreso. Abbiamo avuto numerose conversazioni proficue, in cui avremmo potuto porre fine a questa storia, poi all’improvviso le bombe hanno iniziato a volare». E se l’8 agosto lo Zar non accetterà una tregua e colloqui di pace? «Imporremo le sanzioni, anche se lui è piuttosto bravo e sa come evitarle».

Il punto è che dopo mesi, o forse anni, che Medvedev le sparava grosse contro l’Occidente, minacciando già il ricorso alla bomba atomica, stavolta Trump ha deciso di prenderlo sul serio. E il livello del confronto improvvisamente si è alzato. È davvero possibile che scoppi una guerra nucleare tra Russia e Stati Uniti? Tra Mosca e l’Occidente? «Stiamo danzando sull’orlo del baratro», sostiene il generale Leonardo Tricarico, presidente di Icsa ed ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica. «Anni fa si evocava l’atomica, ma si aveva il pudore di non nominarla. Oggi ci troviamo in un contesto in cui tutte le regole stanno saltando, non ci sono più organismi multilaterali in grado di mantenere gli equilibri, non ci sono più gli accordi internazionali che in qualche maniera costituivano un limite da non superare, oggi tranquillamente si rinnega tutto quello che negli anni è stato conquistato come progresso dell’umanità».