Erano partiti, come ogni domenica, all’alba. L’aria ancora fresca dell’estate, le strade semivuote, e quel rito silenzioso che da anni li legava: salire in sella e pedalare, sentendo il rumore delle ruote sull’asfalto. Sandro Abruzzese, Antonio Porro e Vincenzo Mantovani non erano solo ciclisti: erano amici, compagni di chilometri e di vita, anime affini unite da una stessa idea di sport, di libertà, di condivisione.