Egregio Direttore,

ma è mai possibile che non ci sia nessuno che ce la racconti giusta? Emblematico in tal senso è il caso del "mitico" spread! Non passa telegiornale infatti, senza che i rappresentanti della maggioranza politica ne facciano riferimento, per segnalare come il livello dello spread risulti in questo tempo della destra così basso, ovviamente assegnando il merito al governo. Ma anche glissando su un aspetto. È mai possibile che non ci sia nessuno a cui viene in mente, magari una volta tanto, di chiarire che ciò che conta per noi italiani, non è lo spread in sé e per sé, ma il valore sottostante, cioè il tasso di interesse considerato per i nostri titoli di debito sovrano? Capita infatti, com'è noto (o dovrebbe essere noto), che il valore dei titoli di stato italiano non dipende certo in assoluto dal livello dello spread, ma da quanto i mercati valutano i titoli di stato stessi. E non è certo da rallegrarsi se, come avviene in questo periodo, lo spread risulta quasi stabilmente sotto i 100 (ed anche talvolta abbastanza sotto), non perchè il caro nostro Btp risulta stravalutato rispetto a qualche anno fa, ma perchè succede che il Bund tedesco, l'altro personaggio in gioco, risulta meno valutato sul mercato di quando accadeva in passato. Poco conta quindi avere uno spread pari ad 80 (come capita in questi giorni) se il tasso di interesse sul Btp 10 anni continua a restare sul valore di 3,50%. Perchè è quest'ultimo prezzo che lo stato, per continuare ad autofinanziarsi (vedi debito pubblico), dovrà riconoscere per le prossime emissioni, e non è certo poco.