I lettori di Libero arrivano preparatissimi (e tutt’altro che rassegnati) a un momento tanto spiacevole quanto prevedibile, starei per dire a un grande classico, a un caso per giunta - di “export” in Ue di una specialità italiana: la magistratura che si trasforma in contropotere, in attore politico, in titolare (anomalo e abusivo) di un ruolo di contrapposizione a Governi e Parlamenti.

La decisione di ieri della Corte di Giustizia dell’Ue ha in sé una conseguenza eversiva dal punto di vista della separazione dei poteri: e cioè l’assegnazione al giudice nazionale della possibilità (anzi: perfino del dovere!) di disapplicare le classificazioni relative ai paesi sicuri o insicuri qualora il giudice non le ritenga opportune. Peggio ancora: quando, ben aldilà della specifica situazione individuale di un richiedente asilo, non ci sia - ad avviso del magistrato! - protezione per tutta la popolazione di un certo paese. Scusate la brutalità: ma siamo impazziti? Vogliamo davvero tollerare che in sede di “giustizia europea” si assegni a un magistrato una funzione del tutto arbitraria-discrezionale-politica?

Dev’essere forse un magistrato ad aprire una crisi diplomatica e politica con un paese terzo, classificandolo de facto come una specie di Stato-canaglia? E ancora: lasciamo che la politica migratoria di un paese la decidano le toghe anziché i Governi e i Parlamenti?