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È la fine di un mito, quello dell'efficienza quasi prussiana della burocrazia tedesca, che sorprende solo chi non ci ha mai avuto a che fare
Un apparato amministrativo dominato da un culto della sicurezza e dall'ossessione per l'aderenza scrupolosa alle regole: è questo il quadro della burocrazia tedesca che emerge dal recente studio condotto dalla politologa Nathalie Behnke dell'Università di Darmstadt per conto della Fondazione per le imprese familiari. Il rapporto, intitolato Cause culturali dell'eccesso di burocrazia, punta il dito contro una cultura amministrativa tedesca poco incline all'innovazione e troppo restia a concedersi margini di flessibilità. Alla base delle difficoltà nel ridurre gli oneri burocratici, secondo l'analisi, non vi sarebbe tanto un eccesso di regolamentazione quanto la mancanza di leadership efficace e la diffusa avversione al rischio negli uffici pubblici.
È la fine di un mito, quello dell'efficienza quasi prussiana della burocrazia tedesca, che sorprende solo chi non ci ha mai avuto a che fare. Secondo Behnke, uno dei problemi principali risiede nell'approccio culturale che permea la pubblica amministrazione in Germania, dove il principio di legalità viene interpretato in senso estremamente restrittivo. L'obiettivo non è tanto agevolare l'applicazione delle norme quanto evitarne qualsiasi possibile contestazione, anche a costo di ingessare i processi decisionali. Questo atteggiamento, si legge nello studio, scoraggia i funzionari pubblici dal prendere decisioni discrezionali e li spinge a rifugiarsi dietro regole complesse e dettagliate, nel timore di incorrere in errori o ricorsi giudiziari.






