Com’era la storia dell’amico di Putin? Trump ieri ha ordinato a due sottomarini nucleari di fare rotta al largo della Russia e naturalmente oggi il giornalismo collettivo dirà che è la mossa di un pazzo.

Non lo è, quello che stiamo vedendo è semplicemente uno «show of force» della Casa Bianca contro un avversario che ha approfittato della debolezza dell’amministrazione di Joe Biden per invadere l’Ucraina e continuare la sua campagna militare con l’ex presidente Dmitry Medvedev nel ruolo di ariete radioattivo, un generatore automatico di incubi nucleari. Quel tempo è finito, Trump ieri - all’ennesima sortita radioattiva di Medvedev - ha messo il punto: «Le parole sono molto importanti e possono spesso portare a conseguenze indesiderate; spero che questo non sia uno di quei casi». Putin non è uno stupido, viene dalla scuola del Kgb, è un signore della guerra, sa che dopo 6 mesi di amministrazione Trump a Washington è cambiato tutto, il gioco di Biden è chiuso. «L’amico di Putin» ha disposto nuove sanzioni contro la Russia, sostiene l’Ucraina con armi strategiche, monitora le mosse del Cremlino con l’intelligence e ora aumenta la sorveglianza marittima.

Questa per l’Europa è una buona notizia, perché senza gli Stati Uniti non possiamo difendere né il fianco orientale né quello del Mediterraneo Centrale e Orientale (dove la democrazia di Israele svolge un ruolo fondamentale, basta pensare che gli scambi dei servizi israeliani con gli americani sono pari a quelli di tutti i Paesi Nato messi insieme) né tantomeno l’area del Baltico e dell’Artico, la zona di ghiaccio e silenzio che i russi considerano «casa».