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Ultimo aggiornamento: 15:22

Le forze armate turche stanno tentando di ampliare il dialogo con l’autoproclamato Esercito nazionale libico (Laaf), ovvero la milizia che controlla la Cirenaica, comandata ufficialmente dall’ottantenne generale Khalifa Haftar – definito il rais della Cirenaica – e de facto dal figlio Saddam.

Ankara, che controlla invece la Tripolitania attraverso il governo presieduto dal sempre più debole premier Abdullah Dbeibah, non sta tuttavia cercando in questo modo di sanare la violenta spaccatura della Libia. Il Sultano Recep Tayyip Erdogan piuttosto mira con questo tentativo di collaborazione con Haftar a ottenere un accordo vantaggioso sullo sfruttamento dei giacimenti di gas e di petrolio di cui è ricchissima la Cirenaina, ma non la Tripolitania, nonché un allargamento e allungamento dei propri confini marittimi nel Mediterraneo. Ipotesi che ha messo in allarme la Grecia: se ciò avvenisse, Atene vedrebbe alterata la propria zona economica marina attorno a Cipro e Creta, anch’esse ricca di idrocarburi off shore che fanno gola alla Turchia, del tutto priva di risorse naturali.

Ma potrebbe anche avere ripercussioni gravi sull’Italia – proprio oggi Giorgia Meloni è al cospetto del Sultano – perché è dalla Libia che parte la maggior parte dei barconi con a bordo i profughi. Migranti in cerca d’asilo che potranno essere ulteriormente sfruttati come leva di pressione geopolitica nei confronti del nostro Paese. Dietro Haftar ci sono potenze regionali e mondiali: specialmente Russia, Egitto ed Emirati Arabi.