«Per due anni ho chiesto, in modo continuo, di essere visitato in ospedale, di fare degli esami, ma nessuno mi ha creduto. Sospettavo già di avere un tumore. Ho fatto tredici proteste della fame e della sete per ottenere una visita medica. Sono stati momenti durissimi. Ho rischiato la vita più di una volta, ma non avevo alternative. Alla fine ce l’ho fatta: mi hanno portato in ospedale e lì è arrivata la diagnosi». Carlo D'Attanasio, il velista pescarese che mercoledì è stato assolto dalla Corte d'Appello della Papua Nuova Guinea ed è stato liberato dopo cinque anni di detenzione, racconta i drammatici momenti vissuti in carcere, consapevole della malattia sopraggiunta e in grande difficoltà.