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5 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 12:34

“Ho il diritto di non essere condannata a soffrire”. Ha 44 anni ed è malata di sclerosi laterale amiotrofica la donna che, dopo avere ricevuto dalla propria azienda sanitaria il diniego al suicidio medicalmente assistito, si è rivolta ai giudici. La sua storia viene resa pubblicata dall’associazione Luca Coscioni che sottolinea trattarsi della “terza richiesta in regione“. La donna ha presentato un ricorso d’urgenza al tribunale di Napoli.

“Coletta” si definisce “una cittadina consapevole, lucida e determinata” incapace di accettare che la sua volontà “venga schiacciata da valutazioni che sembrano ignorare non solo il mio stato di salute, ma anche il diritto a non essere condannata a una sofferenza che non ha più alcun senso per me. Se in Italia non posso accedere a una scelta legalmente garantita, sto valutando di affrontare l’unica alternativa praticabile: l’espatrio per morire dignitosamente in Svizzera“. Come avvenuto per Martina Oppelli, che prima di andare in Svizzera, ha denunciato l’Asl per la tortura.