Libero dopo aver vissuto l'inferno. Carlo D'Attanasio è stato assolto dalla Corte d'Appello della Papua Nuova Guinea, in Oceania, dopo una detenzione di 5 anni in una piccola cella fatiscente di Port Moresby. Costretto dietro le sbarre con altri detenuti, senza servizi igienici, e con un cancro che lo divorava giorno dopo giorno. La notizia del suo rilascio è arrivata ieri dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha spiegato che l'uomo, velista pescarese di 56 anni, è attualmente ricoverato nell'ospedale della capitale papuana in attesa di essere rimpatriato in Italia. Ad attenderlo, a Pescara, la compagna Juanita Costantini e il figlio Enea di 9 anni, che non ha mai spesso di aspettare il suo papà.

Juanita, cinque anni sono un tempo lunghissimo, come ha reagito Enea alla notizia del ritorno del padre? È emozionato?

«Non sa nulla, ho paura che qualcosa vada storto e non voglio illuderlo. Sarebbe tremendo per lui. Questi anni ci hanno segnati tutti e sono trascorsi nel tentativo di preservare la sua serenità, per quanto complicato...».

Come gli ha spiegato questi anni di distanza?

«Mentendo. Gli ho detto che il suo papà era a lavoro lontano. Una bugia bianca. Bianca perché non ho mai dubitato, nemmeno per un istante, dell’innocenza di Carlo. Non sono stata mai sfiorata da dubbi sulla sua colpevolezza. Carlo è innocente, tant’è che non è stata raccolta una sola prova contro di lui. E ha sempre difeso la verità, senza mai cedere a compromessi».