Questo è il racconto di una stagione che non tiene conto dei mesi, ma degli anni. Il 1999 è l’alba, con un motoscafo Glastron di 115 cavalli, il 2006 è il tramonto, con Jolly Drive diciamo Due, che navigava a oltre 75 nodi nel campionato Powerboat P1 (Supersport). In mezzo a questo lungo “giorno”, ci sono centinaia di corse sulle onde che raccontano un’era che non c’è più. Quella della motonautica che potremmo dire dei motori termici, rombante e fumosa, dei grandi personaggi che allargo idealmente all’offshore più in generale. Oggi si corre ancora, ma non è più un’attività epica come allora, ed è più instagrammabile quella delle barche elettriche “volanti”, vale a dire foiling.

Sul podio più alto

Maurizio Bulleri, volto noto della nautica, che delle prove in mare ha fatto una professione, racconta in “La sfida di Jolly Drive”, edito da Il Frangente, quella stagione che lo porterà sul podio più alto del Campionato mondiale Powerboat P1. Lo fa con così tanta passione, che anche chi disdegna il motore, magari preferendogli la vela, si sente coinvolto, partecipe e gli verrebbe voglia di salire con lui, su quei bolidi del mare, di allacciarsi le cinture di sicurezza, di sedersi su quei seggiolini ergonomici e di farsi schiacciare contro lo schienale dall’impeto dell’accelerazione.