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1 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 12:07

In osservanza di norme di rango superiore, i giudici italiani possono deliberare diversamente dalle leggi del governo effettuando un “controllo giurisdizionale effettivo”. Anche quando si tratta di definire cosa è un “Paese sicuro”. Dalla Corte di giustizia Ue arriva una battuta d’arresto per il governo Meloni sul protocollo Italia-Albania, una vera e propria sconfessione della linea dell’esecutivo. Esprimendosi su richiesta del Tribunale di Roma, che finora non ha riconosciuto la legittimità dei fermi disposti nei confronti dei migranti soccorsi nel Mediterraneo e trasferiti nei Cpr in Albania perché provenienti da Paesi ritenuti sicuri dal governo italiano, in particolare Egitto e Bangladesh, i giudici hanno stabilito uno Stato dell’Unione Europea “può designare Paesi d’origine sicuri mediante atto legislativo, a patto che tale designazione possa essere oggetto di un controllo giurisdizionale effettivo”.

Questa garanzia è particolarmente importante quando un cittadino di quel Paese fa ricorso contro il rifiuto della sua domanda di protezione internazionale, respinta con procedura accelerata. La Corte Ue precisa inoltre che le fonti su cui si basa la designazione devono essere “sufficientemente accessibili sia al richiedente che al giudice”, per garantire “una tutela legale effettiva“. Il giudice può usare anche informazioni da lui stesso raccolte, purché ne verifichi l’affidabilità e permetta a entrambe le parti del procedimento di commentarle.