Un quarto del tempo lavorativo degli infermieri nei reparti di area medica e chirurgica viene assorbito da attività che potrebbero essere delegate ad altre figure professionali. Lo rivela un recente studio realizzato in 5 ospedali piemontesi, promosso dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino e condotto dall’Università di Torino. La ricerca, pubblicata sul Journal of Advanced Nursing e sul Journal of Patient Safety, per la prima volta ha misurato in modo sistematico sia il tempo dedicato a compiti “delegabili”, sia i vissuti degli operatori.

I compiti degli altri

Il dato che emerge è netto: il 25% del turno di lavoro di un infermiere viene oggi dedicato a mansioni che comprendono cambio di presidi, rilevazione dei parametri, cura dell’igiene del paziente, gestione di telefonate, pratiche amministrative, trasporto pazienti, consegna di vassoi, e altre attività di supporto logistico. Si tratta di compiti che, secondo le indicazioni organizzative, dovrebbero essere affidati a operatori socio-sanitari (OSS), amministrativi o altro personale ausiliario, ma che nella realtà ricadono quotidianamente sulle spalle degli infermieri.

Attività non sanitarie

Secondo alcune ricerche internazionali, la quota di tempo dedicato ad attività non sanitarie da parte degli infermieri può arrivare addirittura al 70% nei contesti ospedalieri più critici. In Piemonte, il dato reale resta comunque strutturale, con un impatto stimato di oltre 5.000 operatori-equivalenti sottratti ogni giorno alle attività cliniche dirette agli assistiti.