Più di tre infermieri su quattro sono costretti a lavorare oltre l'orario stabilito. A questo si aggiungono condizioni di sicurezza sul luogo di lavoro spesso insufficienti, adempimenti burocratici che finiscono per prolungare ulteriormente i turni e una scarsa valorizzazione della professione. È quanto emerge dall'indagine "Vita da infermiere" realizzata dal Centro studi del sindacato Nursind su oltre 3mila professionisti, tra infermieri, ostetriche e operatori socio-sanitari, somministrata tra il 20 aprile e il 5 maggio in vista della Giornata internazionale dell'infermiere.
L’indagine
"Lo studio è nato con l'obiettivo di indagare il livello di benessere lavorativo degli operatori sanitari", osserva l'autore della ricerca Donato Cosi, responsabile del Centro studi e membro della direzione nazionale del sindacato. "Un benessere che, numeri alla mano, purtroppo - prosegue - è un obiettivo ancora lontano da raggiungere".
Il 76,8% degli intervistati dichiara di lavorare ore aggiuntive per incombenze burocratiche e attività cliniche. Ancora nel 2026 e dopo una pandemia come quella da Covid, solo il 23,3% ritiene adeguati i dispositivi di protezione individuale, mentre il 20,3% segnala gravi carenze o una condizione di rischio costante; il restante 56,4% evidenzia comunque alcune criticità. Anche la percezione del riconoscimento professionale è insoddisfacente : l'80,2% dei lavoratori si sente poco o per nulla valorizzato e il 63% ritiene che le proprie competenze siano sfruttate solo in parte o non utilizzate.







