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Ultimo aggiornamento: 8:00

Cinque notti al mese di guardia attiva, in cui sia medici che infermieri affrontano turni di 12 ore, completamente in piedi, senza alcun tipo di possibilità di riposo. Settimane lavorative che superano le cinquanta ore effettive, in condizioni di grande stress, con riposi saltati e rientri all’ultimo momento. E alle pesanti responsabilità professionali, si aggiungono le pressioni psicologiche. Come quella di doversi interfacciare quotidianamente con la perdita di dignità delle persone, accampate per giorni in barella nei corridoi dei pronto soccorso, in attesa del ricovero. Le evidenze scientifiche sono chiare: lavorare nell’Emergenza-Urgenza ha un impatto serio sulla salute dei professionisti. Compromette le prestazioni cognitive, velocizza l’invecchiamento cellulare, causa insonnia e aumenta il rischio d’insorgenza di patologie oncologiche e cardiovascolari. Eppure, nonostante ci siano tutte le prerogative, ancora il lavoro di medici e infermieri di pronto soccorso non è riconosciuto come usurante. I professionisti si attendevano che l’estensione venisse inserita nella prossima legge di Bilancio. Ma tra gli oltre 5mila emendamenti depositati in Senato non ce n’è traccia.