«Gli aerei sono costruiti con elevati coefficienti di sicurezza. Sono in grado di sopportare sollecitazioni più intense di quelle causate da fenomeni che comunemente vengono definiti come turbolenze. Visto che sono più frequenti questi episodi, per i passeggeri è consigliabile mantenere allacciate le cinture per tutto il volo. E servono sistemi per tenere chiusi gli sportelli delle cappelliere, dove vengono messi i trolley, e magari cinture di sicurezza di tipo diverso». Il professor Giorgio Graziani è esperto di ingegneria aeronautica. Insegna fluidodinamica nella facoltà di Ingegneria civile e industriale alla Sapienza.
Come fa un aereo a resistere alle turbolenze?
«La resistenza nasce in fase di progettazione dalla integrazione tra il calcolo fluidodinamico, che analizza le forze aerodinamiche esercitate sull’aereo, e il calcolo strutturale, che valuta come l’aereo reagisce a queste forze. L’aria esercita una spinta dal basso verso l’alto che bilancia il peso dell’aereo: è la portanza. Quando l’aria è meno densa, perché ad esempio siamo all’interno di un vortice turbolento, questo equilibrio può alterarsi. L’aereo può temporaneamente avere dei sussulti, ma le ali continuano a generare portanza. Detta in altri termini: in volo la densità dell’aria è relativamente stabile, ma può variare localmente in presenza di una turbolenza. Può verificarsi un calo momentaneo della portanza. L’aereo però si adatta e trova un nuovo equilibrio aerodinamico».







