Se il clima cambia, la ragione resta un punto di riferimento, e l’intelligenza artificiale un supporto che può fare la differenza. Sono sempre più numerosi gli strumenti in cabina cockpit che aiutano i piloti a prevedere e gestire le turbolenze aeree che in questi ultimi anni “movimentano” sempre di più il traffico d’alta quota. Prove da cardiopalmo per alcuni passeggeri, mentre altri sfidano i “vuoti d’aria” con tranquillità zen, senza distogliere l’attenzione da film, podcast, studio o lavoro da “aero-stacanovista”. Il primo suggerimento per affrontare il timore (o chiamiamola “paura” senza mezzi termini), è quello della conoscenza, partendo proprio dalla consapevolezza che lo stesso “vuoto d’aria” non esiste: l’aria c’è sempre e per svariate cause il suo flusso non scorre più in modo lineare, ma caoticamente diventando, per l’appunto, turbolento. A causarlo molteplici fattori, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico in atto, responsabile del riscaldamento della superficie terrestre e degli oceani il quale comporta una sorta di “destabilizzazione delle correnti”.

Un altro aspetto fondamentale da tenere a mente è che gli aerei sono progettati per resistere a turbolenze molto più intense rispetto a quelle che noi passeggeri potremmo mai sperimentare, e che i piloti sono perfettamente addestrati nell’affrontare anche le rotte più “movimentate”, così la gestione del rischio grazie all’esperienza. Inoltre, le previsioni e il bollettino meteo prima della partenza, il radar della cabina di pilotaggio, e la comunicazione tra i veicoli che si trovano nella stessa area in quota, ultimamente sono affiancati da strumenti sempre più sofisticati che consentono di ottenere previsioni ancora più attendibili ed accurate grazie ai dati generati dall’intelligenza artificiale.