“Bruciare” le cellule sul fondo dello stomaco che producono l’ormone della fame, la grelina (o ghrelina), grazie a una “gastroscopia” speciale. Lo stanno sperimentando alla Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma in persone con obesità, con risultati molto positivi, sebbene preliminari: insieme all’intervento di restrizione del volume dello stomaco (endosleeve, eseguita anch’essa in endoscopia), questa nuova tecnica ha permesso di raggiungere una perdita di peso pari al 29-32% dell’indice di massa corporea iniziale (Bmi) in 18 mesi, cioè molto simile a quella che si ottiene con la chirurgia bariatrica, più invasiva. Lo studio ha coinvolto fino ad ora 20 pazienti e sarà pubblicato entro la fine dell’anno.
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Restringere e rinnovare
Parliamo di due interventi mini-invasivi di endoscopia bariatrica. Il primo in gergo medico si chiama Gastric Mucosal Ablation (Gma), l’ablazione termica della parete del fondo dello stomaco, e viene eseguita solo da pochi anni; il secondo è invece la “classica” gastroplastica verticale endoscopica.
Con il solo intervento di restrizione dello stomaco - spiegano gli esperti del Gemelli - si raggiunge una riduzione di peso non superiore al 14-20% dell Bmi iniziale. Per questo, da qualche anno a questa parte, si è pensato di potenziare gli effetti sulla perdita di peso, associando l’ablazione termica (con argon plasma) della mucosa del fondo dello stomaco, dove sono presenti le cellule entero-endocrine produttrici di grelina che, nelle persone con obesità, tendono ad essere iperattive. La mucosa che si rigenera risulta sana e potenzia gli effetti sulla perdita di peso della endosleeve, permettendo di ridurre del 28% il Bmi iniziale dopo 12 mesi, e del 32% dopo 18.






