Papa Robert Prevost ha una brutta gatta da pelare: i conti economici del Vaticano sono da molti anni in profondo rosso. La stima ruota intorno ai due miliardi di euro e le pensioni dei prelati sono a rischio. Le buone notizie arrivano dallo Ior, la banca vaticana: dopo gli scandali del passato i conti ora sono a posto. Dalle carte, però, emerge che i dettami di Papa Francesco alle congregazioni non sono stati rispettati. Bergoglio aveva ordinato di trasferire allo Ior tutte le partecipazioni finanziarie detenute all’estero e così non è stato ancora. Papa Francesco chieste al cardinale australiano George Pell di far pulizia e riformare la Chiesa già dieci anni fa, all’alba delle dimissioni di Benedetto XVI. Ratzinger lasciò il papato con una Chiesa travolta da scandali sessuali e finanziari, con gravi sospetti di riciclaggio di denaro ed un Vaticano arretrato che non disponeva nemmeno di un bancomat. Il tutto verificato da Moneyval, l’autorità europea antiriciclaggio, e dalla Banca d’Italia stessa. Il lavoro di Pell e del suo braccio destro, Libero Milone, è stato denso di conflitti con la Curia, l’autraliano finì anche in galera per accuse infondate, poi fu riabilitato.

Milone fu costretto anche a dimettersi, dopo essere stato accusato di abuso di potere. Ora, dopo il processo e la condanna penale al Cardinale Becciu, emergono nuovi scandali alla vigilia proprio del processo d’appello. Giornali come The Australian e The Pillar parlano di smoking gun individuate dall’ormai defunto Pell nelle finanze vaticane, con il rischio di nuove sanzioni per la Chiesa. I dissesti finanziari della Curia furono denunciati già da Bergoglio, che lo definì il grande cruccio del suo papato, arrivando a commissariare il sistema pensionistico vaticano con dure accuse: “Necessarie misure strutturali urgenti, non più rinviabili per la sostenibilità del Fondo, con decisioni non facili e sacrifici per tutti”.