Conti economici dello Stato più piccolo del mondo da molti anni in profondo rosso. Un deficit previdenziale per il personale del Vaticano mai definito, ma stimato tra uno e due miliardi di euro. Sulla cui copertura le autorità ecclesiastiche non hanno fornito informazioni ai dipendenti che temono per la loro pensione. Buone notizie dallo Ior, la banca del Vaticano: ha i conti di un istituto risanato dopo gli scandali del passato e ha consegnato al Pontefice un cospicuo profitto. Ma dalle sue carte emerge anche che l’ordine dato da papa Francesco alle congregazioni di riportare sotto il controllo di questo Istituto tutte le partecipazioni finanziarie detenute all’estero non è stato fin qui rispettato. E il timore di procedure finanziarie non trasparenti, addirittura dei varchi lasciati aperti al riciclaggio di denaro, che si ripresenta periodicamente come un fenomeno carsico.
Dieci anni fa, con Benedetto XVI dimissionario dalla guida di una Chiesa nella tempesta degli scandali sessuali ma anche di quelli finanziari coi sospetti di riciclaggio e il Vaticano tagliato fuori dalle reti telematiche dopo le verifiche di Moneyval, l’autorità europea antiriciclaggio, e della stessa Banca d’Italia, senza più nemmeno un Bancomat funzionante, il nuovo papa, Francesco, affidò il tentativo di fare pulizia e riformare al cardinale australiano George Pell. Coadiuvato da Libero Milone, un esperto laico proveniente dalla Deloitte, nominato Revisore generale con ampi poteri d’indagine su tutti i movimenti finanziari degli organismi della Chiesa.






