L’utile cresce del 7% sul 2023, il “dividendo” assegnato direttamente nella disponibilità del Papa è stato di 13,8 milioni, appena sopra quello dello scorso anno. Lo Ior – Istituto per Opere di Religione, la “banca vaticana” – archivia un anno buono per i conti, con masse amministrate in crescita a 5,7 miliardi, composte da conti correnti, depositi, gestioni patrimoniali e titoli di custodia da parte dei clienti, che sono dipendenti vaticani, congregazioni religiose, diocesi, e ambasciate presso la Santa Sede. Ora lo Ior – archiviato il bilancio – deve presentare a Leone i suoi “piani” per il futuro in coerenza con tutta la riforma delle finanze ormai quasi stabilizzata, ma resta il nodo delle nomine: il presidente Jean Baptiste de Franssu, banchiere francese, è in carica da quasi 11 anni, oltre due mandati, e secondo lo statuto dovrebbe essere sostituito, come tra l’altro era emerso nell’ultima fase del pontificato di Francesco. La direzione è invece affidata a Gian Franco Mammì, dirigente di lungo corso che aveva piena fiducia di Bergoglio.

Tra le questioni la gestione degli investimenti sui mercati

Certamente Leone si prenderà del tempo. Tra ottobre e febbraio 2025 Francesco aveva provveduto a nominare tre nuovi membri del consiglio di sovrintendenza, il “cda laico” (di cui non fa parte neppure un italiano), e nella nota era stato aggiunto – fatto inconsueto – “tale rinnovamento a livello Consiliare proseguirà nei prossimi mesi al fine di garantire una transizione lineare e graduale e una maggiore eterogeneità dei suoi membri”. Si vedrà cosa deciderà Prevost, che dovrà comunque affrontare le finanze vaticane nel suo complesso, sia per il completamento della riforma che dello stato dei conti. Infatti Francesco a valle del caso “Sloane Avenue” aveva deciso la completa centralizzazione di tutte le finanze nell’Apsa, oltre che gli immobili fuori dal territorio dello stato, e in particolare aveva tolto la “cassa” alla Segreteria di Stato, compreso l’Obolo. Ma in base alle recenti dichiarazioni di Leone è prevedibile un ritorno alla centralità della “Terza Loggia”, forse con qualche riassegnazione di alcune competenze da cui era stata esclusa (a partire probabilmente dalle “materie riservate”). Inoltre dovrà essere risolta quella che di fatto risulta essere una doppia assegnazione decisa da Francesco, senza una delibera formale, della gestione finanziaria sui mercati dei fondi tra Apsa e Ior (quest’ultimo formalmente titolare della funzione).