PADOVA - È ricoverato nel reparto di neurologia dell’ospedale di Schiavonia, stabile ma grave, un uomo di 54 anni di Monselice colpito dal virus West Nile nella sua forma più aggressiva, quella neuroinvasiva, che ha provocato una meningoencefalite. Si tratta del terzo caso di infezione umana registrato quest’anno nel territorio dell’Ulss 6 Euganea: i primi due si erano presentati con sintomi simil-influenzali, quindi senza complicazioni.

Il caso del 54enne, il primo con gravi complicanze neurologiche nella Bassa padovana, ha fatto scattare le disinfestazioni straordinarie nella zona in cui risiede. Il comune, infatti, ha confermato che sono già stati trattati 12 chilometri di fossati con prodotti antilarvali. Quanto al bilancio dei contagi: «Non risulta al momento nessun focolaio, né a Padova né in Veneto», rassicura il dottor Fabrizio Montarsi, responsabile del Laboratorio di entomologia sanitaria dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie. «I casi umani finora confermati - aggiunge - sono stati rilevati a distanza l'uno dall'altro, sia in termini temporali che di spazio, non risultano quindi le condizioni per parlare di cluster». In Veneto, secondo i dati diffusi dalla Regione, risultano otto casi di West Nile dall’inizio dell’anno: cinque con sintomi lievi, due neuroinvasivi (tra cui quello del 54enne di Monselice) e uno rilevato in un donatore di sangue. Solo Cavarzere, nel Veneziano, conta due positività: tutti gli altri sono distribuiti in aree diverse. Il Laboratorio di entomologia sanitaria dell’Istituto Zooprofilattico, coordinato dal dottor Fabrizio Montarsi, ha finora analizzato oltre 70mila zanzare raccolte con 86 trappole installate tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Di queste, 12 pool (gruppi di insetti) sono risultati positivi al virus West Nile. Il tasso di infezione riscontrato, quindi, è appena dell’1%. «Il West Nile - commenta ancora Montarsi - ha registrato picchi ogni quattro o cinque anni, come nel 2018 e nel 2022. Non conosciamo ancora le cause esatte di questo andamento, ma è probabile che dipenda da fattori ecologici e immunologici legati ai serbatoi naturali».