Un passo indietro, poi la corsa. Sono entrambi anomali i dati sul prodotto interno lordo americano dei primi due trimestri di quest’anno, segnato dalle attese e poi dall’annuncio – il due aprile, il Liberation day – dei dazi verso tutti i Paesi del mondo. Non sono numeri, insomma, che presi singolarmente possano dire qualcosa sugli effetti della nuova politica commerciale dell’Amministrazione Trump.
La corsa delle importazioni
La voce centrale è ovviamente quella delle importazioni. In attesa dei dazi, le imprese americane hanno anticipato gli acquisti dall’estero. Nel primo trimestre gli acquisti dall’estero di beni sono così salite del 51,6% annualizzato (+12,9% in termini “europei”, trimestrali). Non è una sorpresa se, nel secondo trimestre, sono calate: -35,3% (-8.8%). L’impatto sul dato finale della crescita è stato molto importante.
Un segno meno nella formula del Pil
Le importazioni entrano nel calcolo del Pil con un segno meno: sono consumi o investimenti, privati e pubblici, che si rivolgono all’estero. Non contribuiscono quindi al “prodotto interno lordo”, alla produzione realizzata entro i confini nazionali. Ecco che nel primo trimestre 2025 il pil è calato dello 0,5%, mentre nel secondo, per un effetto quasi esclusivamente aritmetico, è salito del 3%. Il contributo alla crescita complessiva è stato un freno di -4,84 punti percentuali nel primo trimestre e una spinta di 5,02 punti percentuali nel secondo.










