Dazi o non dazi, si rafforza l’interscambio tra Italia e Stati Uniti. Stando agli ultimi dati sul commercio estero forniti dall’Istat, a giugno - cioè un mese prima dell’accordo tra Donald Trump e Ursula Von der Leyen e nel pieno della moratoria sulle nuove tariffe - le vendite sono cresciute a livello mensile del 4 per cento e del 4,9 su base annua. Le importazioni, invece, sono salite del 3,3 per cento tra il giugno del 2025 e quello del 2024. Il saldo della bilancia commerciale, invece, è passato da 29,1 miliardi nel primo semestre 2024 a 22,8 miliardi di quello attuale.
Ma dietro a tutti questi numeri si registra sempre più forte la spinta degli scambi tra Roma e Washington. Intanto perché l’export dall’Italia verso gli Stati Uniti è aumentato a livello mensile del 7,8 per cento e a livello annuale del 10,3. Se non bastasse, a livello globale, le maggiori vendite all’estero si sono registrate sul fronte dei farmaci e dispositivi sanitari (+39 per cento), dei mezzi di trasporto a eccezione delle auto (+15,9), degli alimentari e bevande (+6) fino agli apparecchi elettrici (+3,5). Cioè sono cresciuti tutti quei prodotti che sono stati messi più nel mirino dall’amministrazione americana con la nuova stretta commerciale. Invece sono negative le performance sulle vendite di coke e prodotti petroliferi raffinati (-22,9 per cento) e autoveicoli (-10,3).










