I nodi vengono al pettine. I dati più aggiornati sul prodotto interno lordo americano non sono buoni. Il deficit commerciale statunitense a fine 2025 si è ridotto nei confronti della Cina, ma è aumentato nel suo complesso. L’occupazione manifatturiera nuova che la politica tariffaria trumpiana avrebbe dovuto determinare non si è vista.

Sui dazi sempre enfaticamente annunciati, tolti, rimessi a metà e in alcuni casi cambiati ancora, ballano ora 300 miliardi di dollari. Perché l’America li ha comunque incassati, ma la sentenza di ieri della Corte Suprema degli Stati Uniti, con il voto anche di una parte della rappresentanza dei conservatori, li rimette in discussione in modo significativo. In estrema sintesi il dato di fondo analitico, portato in evidenza dalle ultime rilevazioni congiunturali e dalla contemporanea decisione shock della Corte Suprema, ci dice che i fatti sconfessano l’indirizzo della nuova politica economica americana.

La rotta italiana e il Sud globale

La cifra di fondo che Trump ha voluto imprimere è stata quella dei dazi e delle tariffe che avrebbero dovuto restituire piena centralità globale all’economia americana e nuovo benessere in casa per il suo popolo. La sentenza di bocciatura dei giudici supremi e i dati economici più aggiornati di un persistente rallentamento delineano un verdetto negativo ormai sotto gli occhi di tutti sia sull’indirizzo della politica economica sia sui risultati che tale politica economica ha conseguito.