All’indomani dell’intesa sui dazi al 15% tra Unione europea e Stati Uniti, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva stimato nello 0,5% l’effetto cumulato sul Pil nel 2026. Ora l’Istat conferma che nel secondo trimestre dell’anno la crescita ha subito una contrazione dello 0,1% rispetto al trimestre precedente con un incremento tendenziale dello 0,4%. E già l’Unione Nazionale Consumatori parla di «consumi al palo», con il rischio di recessione tecnica, vale a dire un Pil negativo anche nel terzo trimestre.

Il primo effetto dei dazi

I dati in sostanza confermano che l’effetto congiunto dei dazi imposti da Donald Trump e del deprezzamento del dollaro sono in larga parte alla base della frenata del Pil, che su base annua dovrebbe attestarsi nei dintorni dello 0,5%, come ha stimato l’Istat per la crescita acquisita finora che si avrebbe in caso di variazione nulla nel secondo semestre. Ne renderà conto l’aggiornamento del quadro macroeconomico e di finanza pubblica atteso come di consueto a settembre, base di partenza per la prossima manovra di bilancio. Si allontana l’obiettivo di un Pil a quota 0,8% previsto dal Governo per il 2026, mentre per l’anno in corso la stima è ferma al momento allo 0,6%. Di certo si tratta della principale incognita che pesa sulla legge di bilancio che sarà presentata in Parlamento come di consueto in ottobre.